Approfondimento editoriale

Visual Snow nei bambini

Un bambino che la vede da sempre non segnala un cambiamento. Come chiederglielo, a chi rivolgersi e che cosa dirgli.

Due riquadri affiancati: a sinistra un pulviscolo fitto, a destra lo stesso pulviscolo con sopra il tratto di un disegno infantile.
In questo articolo
  1. 01Perché nei bambini si riconosce tardi
  2. 02Come chiederglielo senza suggerire la risposta
  3. 03Che cosa serve perché si parli di sindrome
  4. 04A chi rivolgersi, in ordine
  5. 05Che cosa dire al bambino
  6. 06A scuola
  7. 07Le fonti di questo articolo

Un bambino che dice «vedo la sabbia» o «lo schermo è rotto» non sta inventando e non sta chiedendo attenzione. Sta descrivendo, con le parole che ha, qualcosa che vede davvero. Questa pagina serve ai genitori che hanno sentito una frase così e non sanno che farsene.

Perché nei bambini si riconosce tardi

Nella casistica più ampia disponibile, circa quattro persone con Visual Snow Syndrome su dieci riferiscono di averla «da quando hanno memoria». Vuol dire che per una parte consistente delle persone la sindrome c'era già nell'infanzia — solo che nessuno l'aveva chiamata.

Il motivo è semplice e vale la pena dirlo ai genitori che si colpevolizzano: un bambino che ha sempre visto così non ha modo di sapere che gli altri vedono diversamente. Non ha un prima. Non segnala un cambiamento perché per lui non è cambiato niente, e quando lo dice lo dice per caso, di passaggio, con una frase che a un adulto suona come fantasia.

Come chiederglielo senza suggerire la risposta

È la parte delicata. Un bambino tende a confermare quello che l'adulto sembra aspettarsi, e una domanda formulata male produce una risposta inutile o falsa. Qualche accorgimento pratico:

  • Chiedi di disegnare, non di descrivere. «Fammi vedere come vedi il cielo» produce più informazione di dieci domande. Un disegno con la carta piena di puntini è un dato.

  • Domande aperte, mai a scelta multipla. «Che cosa vedi quando guardi il muro bianco?» e non «vedi dei puntini sul muro bianco?».

  • Confronta situazioni, non sensazioni. «Si vede di più al buio o con la luce?» è una domanda a cui un bambino sa rispondere; «è fastidioso?» quasi no.

  • Non correggere. Se dice una cosa che ti sembra impossibile, annotala così com'è. Le descrizioni strane sono spesso le più utili.

Che cosa serve perché si parli di sindrome

I criteri sono gli stessi degli adulti e non prevedono una versione pediatrica. Servono quattro cose insieme: il pulviscolo su tutto il campo visivo presente da più di tre mesi; almeno due sintomi fra immagini che restano impresse o scie dietro gli oggetti, fenomeni entoptici accentuati, fastidio alla luce e difficoltà a vedere al buio; il fatto che non si tratti di aura emicranica; e che altre cause siano state escluse.

L'ultimo punto è quello che nei bambini pesa di più, ed è il motivo per cui questa pagina non finisce con «allora è Visual Snow». Un sintomo visivo nuovo in età pediatrica va valutato, punto. La sindrome si diagnostica per esclusione, e l'esclusione la fa un clinico.

A chi rivolgersi, in ordine

Il percorso ragionevole per un bambino con sintomi visivi persistenti

Passo

Chi

Che cosa aspettarsi

1

Pediatra di libera scelta

È la porta d'ingresso del percorso e prescrive gli invii. Portare il disegno e le frasi annotate testualmente.

2

Oculista pediatrico

Valuta la retina, il campo visivo e la refrazione. Se è tutto normale, non è un vicolo cieco: è un'informazione che sposta la ricerca.

3

Neurologo o neuro-oftalmologo

È qui che la domanda diventa la domanda giusta. Citare la sindrome per nome e con il codice ORPHA:420556.

In Italia non esiste un centro accreditato specificamente per la Visual Snow Syndrome, né in età adulta né in età pediatrica. Esistono centri per le malattie rare dell'occhio dentro cui la sindrome ricade per classificazione, e li elenchiamo con precisione, dichiarando che cosa sono e che cosa non sono.

Che cosa dire al bambino

Tre cose, e in quest'ordine. Primo: ti credo. È la più importante, e spesso è la prima che nessuno ha detto. Secondo: ha un nome, non lo hai inventato tu, ci sono altre persone che vedono così. Terzo: gli occhi funzionano — quello che vedi in più non vuol dire che vedrai di meno.

Quello che conviene evitare è la promessa. «Passerà» non lo sa nessuno, e una promessa non mantenuta insegna a un bambino che di questo argomento non si può parlare con gli adulti.

A scuola

  • Posto lontano dalle finestre e dai riflessi sulla lavagna, non in fondo alla classe.

  • Schermi con luminosità bassa e testo scuro su fondo chiaro, mai il contrario in ambiente buio.

  • Nessun compito che richieda di fissare a lungo pattern fitti o schermi ad alta luminosità.

  • Se c'è fotofobia, il permesso di tenere un cappellino con visiera in classe cambia la giornata più di quanto sembri.

Nessuno di questi accorgimenti cura niente: riducono il carico. È un obiettivo modesto e realistico, e nei bambini funziona meglio che negli adulti perché l'ambiente lo controlla qualcun altro.

Le fonti di questo articolo

Ogni affermazione clinica qui sopra viene da uno di questi lavori. Dove il numero di partecipanti è piccolo, lo abbiamo scritto: è la parte che decide quanto pesa il risultato.