Archivio · Metodologia
Come è costruito questo archivio
Chi consulta una raccolta di letteratura scientifica deve poterne giudicare i limiti, non solo leggerne i risultati. Qui c'è tutto quello che serve per farlo: dove abbiamo cercato, con quali parole, che cosa entra, che cosa resta fuori e che cosa ancora manca.
Non contiene tutti gli studi esistenti
Non esiste modo di dimostrare che una raccolta contenga ogni studio pubblicato al mondo, e chi lo afferma sta dicendo qualcosa che non può verificare. Quello che possiamo pubblicare sono i numeri di copertura, le fonti effettivamente interrogate, la data dell'ultima ricerca e i criteri usati. Sono tutti qui sotto.
Stato attuale
- Record raccolti e deduplicati
- 1445
- Pubblicati nell'archivio
- 312
- In attesa di lettura umana
- 311
- Esclusi dallo screening
- 822
- Con abstract disponibile
- 1175
- Autori distinti
- 5019
- Con sintesi in italiano
- 211
- Ultima ricerca
- 4 agosto 2026
Le query larghe — «visual snow AND migraine», per esempio — restituiscono molta letteratura sull'emicrania che non nomina mai la neve visiva. Gli esclusi restano registrati con la motivazione: cancellarli perderebbe la prova di aver guardato anche lì.
Fonti interrogate
- PubMed — E-utilities (
esearcheesummary), 422 opere - OpenAlex — API pubblica, con contatto dichiarato, 1210 opere
- Europe PMC — API REST, 531 opere
- Google Scholar e ResearchGate — esclusi di proposito: non hanno un'API pubblica e raccoglierne i dati con uno scraper violerebbe i loro termini di servizio.
Ogni chiamata si identifica con un contatto, rispetta una pausa fra le richieste e ascolta il codice 429 arretrando invece di insistere. Superare i limiti di una banca dati pubblica non è un dettaglio tecnico: è farsi bloccare e rovinare l'accesso a tutti.
Che cosa cerchiamo
Non solo «visual snow»: la letteratura più vecchia usa altre parole, e diversi lavori trattano il fenomeno senza nominarlo nel titolo. Le ricerche sono divise in quattro gruppi, così è possibile dire quale strategia ha prodotto che cosa.
- Nucleo — «visual snow», «visual snow syndrome», «visual static», «persistent positive visual phenomena»
- Fenomeni correlati — palinopsia, fenomeni entoptici accentuati, disturbi visivi persistenti
- Meccanismi — visual snow combinata con corteccia, rete talamo-corticale, neuroimmagini, fMRI, PET, elettrofisiologia, VEP, EEG, giro linguale
- Clinica — visual snow combinata con trattamento, emicrania e aura, acufene, HPPD, qualità della vita, esordio pediatrico, trauma cranico, COVID
Che cosa entra e che cosa no
Entra quando un termine nucleo compare nel titolo o nell'abstract disponibile.
Resta in attesa quando compare solo un fenomeno correlato senza menzione diretta. Sono i casi in cui una macchina non può decidere: un lavoro sulla palinopsia può essere centrale per la Visual Snow o non riguardarla affatto, e la differenza la vede una persona che legge.
Resta fuori quando nel materiale disponibile non compare nessuno dei due — ma la scheda rimane in archivio con la motivazione.
Un errore già corretto. La prima passata includeva anche chi citava solo «visual static». Quel termine, in letteratura visiva, indica spesso «stimoli statici» e non ha nulla a che vedere con la neve visiva: 70 opere su 416 erano entrate per quella via. Sono state riportate a valutazione umana. È un errore che si è visto solo guardando i risultati ordinati per citazioni, dove in cima erano comparsi un lavoro sull'immaginazione motoria e uno sull'intelligenza artificiale generativa.
Limite dichiarato. La selezione lavora su titolo e abstract. Uno studio che tratti la Visual Snow solo nel corpo del testo, senza nominarla nell'abstract, oggi verrebbe escluso. È il limite più rilevante di questa versione.
Come riconosciamo i doppioni
Lo stesso studio compare in più banche dati. Due record diventano la stessa opera solo se condividono un identificatore, nell'ordine: DOI, PMID, PMCID, OpenAlex. Il DOI viene prima perché è l'unico assegnato dall'editore e stabile fra le fonti.
Il titolo normalizzato fonde soltanto quando nessuno dei due record ha identificatori. Due lavori diversi possono avere lo stesso titolo, e fonderli farebbe sparire uno studio: meglio due schede da unire a mano che una sola sbagliata.
Come trattiamo gli autori
Due firme diventano la stessa persona solo con lo stesso ORCID o con la stessa identica forma del nome. Non uniamo «Schankin CJ» e «Christoph J. Schankin»: sono quasi certamente la stessa persona, ma la stessa regola applicata a «Smith J» unirebbe individui diversi, e attribuire a qualcuno lavori non suoi è un errore che si propaga e non si corregge da solo.
Un'eccezione, dentro una sola opera. PubMed firma «Butler M», OpenAlex «Matt Butler»: due chiavi diverse, quindi la stessa persona compariva due volte sullo stesso lavoro — succedeva su 414 opere. Dentro una opera il ragionamento regge: due coautori dello stesso lavoro con identico cognome e iniziali compatibili sono la stessa persona, non due omonimi che hanno scritto insieme. Sono state tolte 1.969 firme di troppo. Le 8 coppie ambigue — dove una forma abbreviata aveva più di un corrispondente possibile, come «Chen W» fra «Wei-Ta Chen» e «Wen Chen» — sono state lasciate a una decisione umana.
Quello che resta. Dove una firma abbreviata compare su lavori dove il nome per esteso non c'è, le due schede restano separate. Ogni pagina di ricercatore segnala le altre firme che potrebbero essere la stessa persona, come proposte da verificare. Per questo le schede dei ricercatori non sono indicizzate dai motori di ricerca: finché l'identità non è risolta, una pagina con tre lavori intestata a chi ne ha quarantacinque darebbe di quella persona un'immagine sbagliata.
Copyright e testo degli editori
Ogni opera porta un livello di riutilizzo che parte dal minimo e sale solo su prova: solo metadati quando la licenza è ignota, abstract quando l'accesso è aperto, testo completo solo con licenza Creative Commons o pubblico dominio. Sbagliare in eccesso qui significa ripubblicare materiale protetto, ed è un rischio che non si corre per difetto.
Quando l'abstract esiste ma non possiamo mostrarlo, la scheda lo dice invece di sembrare incompleta, e rimanda al sito dell'editore. Nessun paywall viene aggirato e nessuna copia non autorizzata viene usata o collegata.
Le sintesi in italiano
Sono testi originali, non traduzioni dell'abstract: l'abstract, dove non è ripubblicabile, resta sul sito dell'editore. I numeri riportati vengono dall'abstract e sono verificati uno per uno; dove l'abstract non dice, la sintesi tace. I limiti metodologici vengono detti, non attenuati.
Ogni sintesi dichiara sulla propria scheda se è stata generata automaticamente e se è già passata sotto gli occhi di una persona. Oggi sono 211 su 312 opere pubblicate, e nessuna è ancora stata rivista.
Che cosa manca ancora
Detto senza attenuanti, perché una metodologia che nasconde i propri buchi non serve a niente:
- Le sintesi in italiano coprono una minima parte dell'archivio e nessuna è stata rivista da una persona.
- Gli autori omonimi non sono ancora unificati: lo stesso ricercatore può comparire in due righe, una con ORCID e una senza. Uniamo solo su ORCID identico o nome identico, perché attribuire a qualcuno lavori non suoi è un errore che si propaga e non si corregge da solo.
- La raccolta si lancia a mano: non c'è ancora un aggiornamento automatico programmato.
- Mancano fonti: Crossref è pronta ma non ancora eseguita; Semantic Scholar richiede una chiave; CORE, DOAJ, Unpaywall, arXiv e i server di preprint biomedici non sono integrati.
- Nessun testo completo è ancora stato scaricato, nemmeno dove la licenza lo consentirebbe.
- Il grafo delle citazioni fra opere non esiste ancora.
Segnalare un errore o uno studio mancante
Dalla pagina contatti, indicando se possibile il DOI o il PMID. Le segnalazioni sull'archivio hanno la precedenza: un dato bibliografico sbagliato si propaga in ogni citazione che lo riprende.