Archivio · Articolo su rivista · 2024
Capire la sindrome della neve visiva: studio retrospettivo da un centro oculistico di terzo livello
Understanding visual snow syndrome: A retrospective study from a tertiary eye care center.
PremNandhini Satgunam, Kiruthika Kannan, Amithavikram R. Hathibelagal
Indian Journal of Ophthalmology, vol. 72 (2), pp. 211-216
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In italiano
Sintesi originale di Visual Snow Italia, generata automaticamente dal solo abstract, non ancora rivista. Non è una traduzione dell'abstract: per il testo dell'editore vale il collegamento qui sopra.
In breve
Trentatré pazienti arrivati a un centro oculistico. Tutti avevano la vista perfetta. Il sintomo più frequente non erano i puntini ma la palinopsia. La conclusione degli autori è una frase da tenere: non è una condizione che porta alla cecità.
Spiegato con parole semplici
Un esame oculistico completo, in questa condizione, può non rilevare nulla di anomalo: oggi la si riconosce soltanto attraverso il racconto del paziente. Da qui l'idea di questo studio — capire con quali disturbi queste persone si presentano davvero.
Gli autori hanno riesaminato le cartelle cliniche elettroniche di un ambulatorio di visione binoculare e ortottica, cercando parole chiave come sensibilità alla luce, ombreggiature, neve visiva, immagini multiple e visione notturna, e selezionando i casi che soddisfacevano i criteri diagnostici.
Sono emersi trentatré pazienti, di età media intorno ai trenta anni, in maggioranza uomini (69%).
Tutti i pazienti avevano un'acuità visiva pari o migliore alla normalità in ciascun occhio. È il dato da cui parte tutto il resto: chi ha questa condizione, di regola, ci vede benissimo — il problema non è la nitidezza.
Il sintomo di presentazione più frequente, nell'84,4% dei casi, non erano i puntini ma la palinopsia: immagini postume, ombreggiature o scie lasciate dagli oggetti. Circa un terzo (34,4%) lamentava mosche volanti, compreso l'aspetto a nevischio. Più della metà (54,6%) presentava inoltre una disfunzione binoculare.
La conclusione degli autori merita di essere riportata per esteso, perché è rivolta ai colleghi ma parla ai pazienti: i sintomi si possono facilmente confondere con le comuni mosche volanti o con i punti neri di patologie del vitreo e della retina; in assenza di queste, occorre raccogliere un'anamnesi accurata, riconoscere il disagio del paziente, e rassicurarlo sul fatto che questa non è una condizione che porta alla cecità.
Analisi tecnica: metodo, risultati e limiti
Metodo. Studio retrospettivo presso un centro oculistico di terzo livello. Revisione delle cartelle cliniche elettroniche dei pazienti afferiti a un ambulatorio di visione binoculare e ortottica, con recupero dei record contenenti parole chiave (sensibilità alla luce, ombreggiature, neve visiva, immagini multiple, visione notturna) e inclusione dei casi corrispondenti ai criteri diagnostici della sindrome.
Risultati. Trentatré pazienti identificati (età media ± deviazione standard: 29,7 ± 9,8 anni), in maggioranza maschi (69%). Tutti con acuità visiva logMAR pari a 0 o migliore in ciascun occhio. Sintomo di presentazione più frequente: palinopsia — immagini postume, ombreggiature o scie — nell'84,4%. Miodesopsie, compreso l'aspetto nevoso, nel 34,4%. Disfunzione binoculare nel 54,6%.
Limiti. Il campione è definito dal percorso di accesso: sono pazienti giunti a un ambulatorio di visione binoculare e ortottica di un centro di terzo livello, quindi già selezionati e non rappresentativi di chi ha la condizione nella popolazione. Il reperimento tramite parole chiave nelle cartelle dipende da che cosa il clinico ha annotato: sintomi presenti ma non registrati non compaiono, e questo può spiegare perché la palinopsia risulti più frequente della neve visiva stessa in una casistica di persone con neve visiva. La prevalenza del 54,6% di disfunzione binoculare va letta considerando che l'ambulatorio è specificamente dedicato alla visione binoculare. Le percentuali riportate non corrispondono tutte al totale dichiarato di trentatré pazienti, il che indica denominatori diversi non esplicitati. Studio retrospettivo senza gruppo di controllo.
Livello di evidenza. Serie di casi retrospettiva monocentrica. Valore descrittivo sul profilo di chi arriva all'oculista; le frequenze dei sintomi non sono trasferibili ad altre popolazioni. La raccomandazione conclusiva sull'assenza di rischio per la vista è coerente con il resto della letteratura in archivio.
Abstract originale
L'abstract esiste ma non lo riproduciamo: i diritti su questo lavoro sono solo metadati ripubblicabili, e ripubblicarlo sarebbe una violazione del copyright. Si legge sul sito dell'editore
Dati bibliografici
- Tipo
- Articolo su rivista
- Revisione paritaria
- Sottoposto a revisione paritaria
- Accesso
- Accesso aperto
- Riutilizzo
- Solo metadati ripubblicabili (cc-by-nc-sa)
- Citazioni registrate
- 3
- PMCID
- PMC10941942
- PMID
- 38099384
- OpenAlex
- W4389787852
Autori
- PremNandhini Satgunamautore di riferimentoORCID 0000-0001-8631-733XL V Prasad Eye Institute
- Kiruthika KannanL V Prasad Eye Institute
- Amithavikram R. HathibelagalORCID 0000-0002-6087-2690L V Prasad Eye Institute
Come citare questo lavoro
PremNandhini Satgunam, Kiruthika Kannan, Amithavikram R. Hathibelagal. Understanding visual snow syndrome: A retrospective study from a tertiary eye care center.. Indian Journal of Ophthalmology. 2024;72(2):211-216. doi:10.4103/ijo.ijo_2180_22
Cita sempre il lavoro originale, non questa pagina: l'archivio è un indice, gli autori sono altri.
Da dove viene questa scheda
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