Archivio · Tipo non classificato · 2025

Insonnia paradossa, sindrome della neve visiva e tossicità da ozono: quale collegamento?

1433 Paradoxical Insomnia, Visual Snow Syndrome, and Ozone Toxicity: How Are They Connected?

Janey Dudley, Daniel Rongo, Likhita Shaik, Michael Ibarra

SLEEP

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In italiano

Sintesi originale di Visual Snow Italia, generata automaticamente dal solo abstract, non ancora rivista. Non è una traduzione dell'abstract: per il testo dell'editore vale il collegamento qui sopra.

In breve

Una paziente ricoverata dopo cicli ripetuti di ozonoterapia endovenosa, un trattamento di medicina alternativa. Il caso documenta due cose: che non dormiva pur dormendo davvero, e che tre farmaci insieme non hanno risolto nulla.

Spiegato con parole semplici

Che cosa è l'insonnia paradossa. Una forma di insonnia sproporzionata rispetto al disturbo del sonno realmente misurabile: la persona è convinta di non dormire, e gli strumenti mostrano che invece dorme. Non è una simulazione — è un'alterazione della capacità di distinguere sonno e veglia, con una componente di iperattivazione.

Il caso. Una donna di quarantun anni con anamnesi di ansia, depressione, sindrome della neve visiva e recente tossicità da ozono si presenta in ospedale per dolore, alterazioni visive, debolezza e insonnia.

Due mesi prima aveva ricevuto ripetutamente ozonoterapia per via endovenosa, con conseguente sospetta tossicità. Pochi giorni dopo le era stata diagnosticata la sindrome della neve visiva da un neuro-optometrista. La mancanza di sonno nei due mesi successivi l'ha portata in ospedale.

Che cosa hanno trovato. La paziente descriveva l'incapacità di dormire, ma raccontava di entrare in uno stato «crepuscolare» in cui sognava pur sentendo l'ambiente intorno. Un elettroencefalogramma di ventiquattro ore ha confermato che dormiva ed escluso crisi epilettiche notturne. Il danno da radicali liberi da tossicità da ozono avrebbe potuto produrre una lesione del talamo, ma la risonanza funzionale non ne mostrava. Con esami e immagini normali, il quadro è stato ricondotto a insonnia paradossa.

Il punto su cui gli autori insistono. È stata dimessa con tre farmaci diversi assunti insieme — una benzodiazepina, un ipnotico e un antiepilettico usato anche per il dolore — e nonostante questi riferiva di non riuscire ancora a dormire. Ai controlli successivi, polisonnografia e actigrafia normali, compatibili con insonnia paradossa. Nei mesi seguenti i farmaci sono stati gradualmente ridotti ed è stata trattata per l'insonnia paradossa.

Gli autori concludono che il caso mostra più diagnosi rare in una sola persona, e che mette in luce il ruolo della politerapia nel trattamento dei disturbi neurologici e psichiatrici. Detto altrimenti: tre farmaci insieme non hanno funzionato, e la soluzione è arrivata togliendoli e trattando la diagnosi giusta.

Sui dosaggi: questa scheda non li riporta, come per tutti gli articoli in archivio. Sono decisioni di chi prescrive, e ripeterle su un sito letto da pazienti lo trasformerebbe in una guida all'automedicazione.

Sull'ozonoterapia. Il caso la descrive come causa di sospetta tossicità, non come terapia. È un trattamento offerto in ambito di medicina alternativa, e gli autori stessi osservano che i suoi effetti sono stati studiati soprattutto come esposizione ambientale a un inquinante — dove gli effetti a breve termine su apparato respiratorio e cardiovascolare sono ben documentati — e molto meno in ambito terapeutico. Che l'ozono abbia causato la neve visiva questo caso non lo stabilisce: la diagnosi è arrivata pochi giorni dopo, ma un caso singolo non distingue una causa da una coincidenza, e non è riportato se i sintomi visivi esistessero già prima.

Analisi tecnica: metodo, risultati e limiti

Genere. Caso clinico singolo in forma di abstract congressuale, pubblicato in supplemento di rivista sulla medicina del sonno.

Metodo. Descrizione di una paziente di quarantun anni con anamnesi di ansia, depressione, sindrome della neve visiva e recente tossicità da ozono, presentatasi in ospedale per dolore, alterazioni visive, debolezza e insonnia.

Decorso riportato. Due mesi prima della presentazione, cicli ripetuti di ozonoterapia endovenosa con sospetta tossicità conseguente. Pochi giorni dopo, diagnosi di sindrome della neve visiva posta da un neuro-optometrista. Assenza di sonno riferita nei due mesi successivi. In ospedale: descrizione di uno stato «crepuscolare» con attività onirica e percezione dell'ambiente; elettroencefalogramma di ventiquattro ore che documenta la presenza di sonno ed esclude crisi notturne; risonanza magnetica funzionale senza lesioni talamiche, ipotizzabili per danno da radicali liberi. Dimissione con tre farmaci in associazione — una benzodiazepina, un ipnotico non benzodiazepinico e un gabapentinoide — senza risoluzione riferita dell'insonnia. Al controllo ambulatoriale, polisonnografia e actigrafia nella norma, compatibili con insonnia paradossa. Nei mesi successivi riduzione graduale dei farmaci e trattamento specifico per l'insonnia paradossa. Conclusione degli autori: più diagnosi rare in un unico paziente, con evidenziazione del ruolo della politerapia nel trattamento dei disturbi neurologici e psichiatrici.

Posologia non riprodotta. L'abstract riporta i dosaggi dei tre farmaci. Non compaiono in questa scheda: sono indicazioni rivolte a chi prescrive.

Limiti. Caso singolo in formato congressuale. La successione temporale fra ozonoterapia e diagnosi di sindrome della neve visiva non stabilisce alcun rapporto causale: manca un denominatore, non è riportato se sintomi visivi fossero presenti in precedenza, e la diagnosi è stata posta a pochi giorni di distanza da un solo professionista senza che sia indicata l'applicazione formale dei criteri. La tossicità da ozono è definita «sospetta», non confermata da un marcatore. La coesistenza di ansia, depressione, insonnia paradossa e sindrome della neve visiva in una sola persona è descrittiva e non implica alcun legame fra le condizioni. Non sono riportati esiti a lungo termine.

Il contributo che regge. L'osservazione sulla politerapia è documentata dal decorso stesso: tre farmaci in associazione senza beneficio riferito, e miglioramento dopo la loro riduzione e il trattamento della diagnosi corretta.

Livello di evidenza. Caso clinico singolo. Nessun valore eziologico; valore illustrativo sul rischio di accumulare farmaci quando la diagnosi non è quella giusta.

Abstract originale

Testo degli autori, riprodotto perché la licenza lo consente (Abstract ripubblicabile).

Abstract Introduction Paradoxical insomnia is insomnia disproportional to the presence of objective sleep disturbance or daytime impairment. Hypervigilance occurs while patient is trying to sleep, suggesting paradoxical insomnia has a hyperarousal component, and there may be physiological or perceptual deficits that affect sleep/wake discrimination causing sleep time underestimation. Visual snow is a recently identified neurologic condition consisting of a constant visual disturbance described as multiple dots over the entire visual field. Visual snow syndrome occurs when, in addition to visual static, patients also report palinopsia, entoptic phenomena, photophobia, and nyctalopia. With pollutant ozone toxicity, well-established evidence has been produced for short-term effects, especially on respiratory and cardiovascular systems. Unfortunately, ozone therapy has mostly been studied in the setting of environmental exposures, less so in alternative medicine settings. Report of case 41 year old female with history of anxiety, depression, visual snow syndrome, and recent ozone toxicity presented to hospital for pain, vision changes, weakness, and insomnia. Two months before presentation, patient was receiving IV ozone therapy repeatedly that led to suspected ozone toxicity. Days later, patient was diagnosed with visual snow syndrome by neuro-optometrist. Lack of sleep for the following two months prompted hospital presentation. Patient described inability to sleep, but explained entering a “twilight state” where she dreamed, but could hear her surroundings. 24 hour EEG confirmed patient was sleeping and ruled out nocturnal seizures. Free radical damage from ozone toxicity could lead to thalamic injury, but none was seen on functional MRI. With normal testing/imaging and based on descriptions of this “twilight” state, her symptoms were consistent with paradoxical insomnia, so she was discharged from hospital on Valium 5mg TID, Ambien 20mg nightly, and Lyrica 125mg nightly – despite these medications, she reported she was still unable to sleep. In outpatient follow up, she had a normal polysomnogram and actigraphy consistent with paradoxical insomnia. Over the next few months, medications were weaned, and patient was treated for paradoxical insomnia. Conclusion This case portrays multiple rare diagnoses in one patient with a relatively common sleep diagnosis. It also highlights the role polypharmacy plays in treatment for neurological and psychiatric complaints. Support (if any)

Dati bibliografici

Tipo
Tipo non classificato
Revisione paritaria
Revisione non verificata
Accesso
Accesso aperto
Riutilizzo
Abstract ripubblicabile
OpenAlex
W4410509095
DOI
10.1093/sleep/zsaf090.1433

Autori

  1. Janey Dudleyautore di riferimentoSouthwestern Medical Center
  2. Daniel RongoSouthwestern Medical Center
  3. Likhita ShaikSouthwestern Medical Center
  4. Michael IbarraSouthwestern Medical Center

Come citare questo lavoro

Janey Dudley, Daniel Rongo, Likhita Shaik, et al.. 1433 Paradoxical Insomnia, Visual Snow Syndrome, and Ozone Toxicity: How Are They Connected?. SLEEP. 2025. doi:10.1093/sleep/zsaf090.1433

Cita sempre il lavoro originale, non questa pagina: l'archivio è un indice, gli autori sono altri.

Da dove viene questa scheda

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